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Scienza

Perché sogniamo? Dalla psicanalisi agli universi paralleli…

Il “dormire”, già rappresenta di per sé una di quelle funzioni umane che ancora fanno discutere i circoli scientifici.

Infatti, alla domanda “perché dormiamo” i ricercatori non hanno ancora trovato una risposta convincente e condivisa. Eppure, si tratta di una funzione di fondamentale importanza, senza la quale un essere vivente muore.

Sono molte le teorie che cercano di spiegare perché l’uomo passi un terzo della propria vita dormendo. Si è passati dal riconoscere al sonno una funzione di recupero energetico, tramite l’inattività mentale e fisica, fino all’idea di sonno “attivo”, caratterizzato da sotto-processi indispensabili per la vita dell’essere umano. Il sonno, insomma, è uno dei misteri della biologia.

Mentre si dorme si sogna. Il sognare fa nascere nuovi ed ancora più curiosi interrogativi. I sogni hanno affascinato l’essere umano sin dall’antichità. Per i nostri antenati, erano il mezzo utilizzato dagli dei per entrare in comunicazione con gli uomini. Anche nella Bibbia vengono riportati episodi in cui si narra di sogni destinati ad istruire la persona riguardo alla volontà di Dio.

Ma perché sogniamo? A cosa servono i sogni? Anche in questo caso, sono state proposte numerose teorie, ma nessuna di esse risulta pienamente condivisa dai ricercatori. Considerando l’enorme quantità di tempo che passiamo in stato di sogno, il fatto che non si sia ancora capita questa funzione, può sembrare sconcertante. Dopo essere stati oggetto di riflessione da parte di religiosi e filosofi, solo di recente i sogni sono diventati oggetto di attenta ricerca empirica e studio scientifico.

Innanzitutto, cominciamo da una domanda di base: che cosa è un sogno? Tutti noi abbiamo fatto l’esperienza sconcertante di sogni dal contenuto misterioso, composti da immagini, pensieri ed emozioni praticamente reali. Essi possono essere straordinariamente vividi o molto vaghi, pieni di emozioni gioiose, dalle quali non vorremmo più staccarci, o al contrario composti da immagini e vicende spaventose, che condizionano il nostro stato d’animo per molto tempo anche durante la veglia.

E come spiegare l’esperienza che in molti hanno provato del “sogno nel sogno”? Sognare di sognare non è così frequente, ma quando capita colpisce molto la fantasia ed il ricordo del sognatore, che si sente proiettato in una profondità inconscia o in una vita parallela misteriosa. Ricercatori come lo psichiatra e scrittore “Frederik van Eeden”, hanno parlato a tal proposito di “sogni lucidi” o “sogni coscienti”, per indicare questo tipo di esperienze durante le quali si prende coscienza del fatto di sognare. Il sognatore, detto onironauta, può quindi con la pratica esplorare e modificare a piacere il proprio sogno.

“Stephen LaBerge”, scienziato all’università di Stanford e fondatore del Lucidity Institute, un centro di ricerca sul fenomeno dei sogni lucidi, descrive questo tipo di esperienza come “il sognare sapendo di stare sognando”. In generale, si osserva una forte corrispondenza tra questo tipo di sogni e la fase REM, durante la quale l’elettroencefalogramma rileva un’attività cerebrale paragonabile a quella della veglia. I sogni che siamo in grado di ricordare, non avvenuti durante la fase REM, sono in confronto più banali.

Un uomo, in media, sogna complessivamente circa sei anni durante la propria vita (ovvero circa due ore a notte). Tuttavia, non si conosce ancora l’area del cervello da cui hanno origine i sogni, né se abbiano origine in una singola area o se più parti del cervello vi concorrano, né conosciamo lo scopo dei sogni per il corpo e per la mente. Insomma, ci troviamo di fronte ad un enigma biologico vero e proprio.

Alcuni ricercatori sostengono che i sogni non servano a nulla di reale, mentre altri sono convinti che sognare sia una funzione fondamentale della mente, con ricadute benefiche sullo stato emotivo e fisico della persona.”Ernest Hoffman”, direttore dello Sleep Disorder Center presso il Newton Wellesley Hospital di Boston, suggerisce che una possibile funzione dei sogni (anche se certamente non provata) sia quella di tessere nuovo materiale nell’archivio della memoria cerebrale, in modo da ridurre l’eccitazione emotiva e contribuire all’attenuazione di traumi e stati caratterizzati da stress.

“Deirdre Barret”, psicologa dell’Harvard University, è invece convinta che i sogni siano lo strumento di cui è dotato l’uomo per risolvere i problemi. Sognare potrebbe aiutarci a trovare soluzioni a problemi che ci affliggono durante le ore di veglia. Si tratterebbe di un’attività cerebrale simile al pensiero, ma che si esplica in uno stato leggermente diverso, rispetto a quando siamo svegli. La Barret, per argomentare la propria teoria, ha legato il sognare all’evoluzione: “La mia opinione è che l’evoluzione non sprechi nulla. Tutte le funzioni degli esseri viventi si evolvono per uno scopo, per generare qualcosa di utile”Lo scopo della ricercatrice è quello di dimostrare che i sogni non sono un semplice sottoprodotto dello stato REM, tipico del sonno profondo, ma il frutto di una lunghissima storia evolutiva, che ha dotato i viventi di tale facoltà per uno scopo preciso.

Tuttavia, non tutti sono d’accordo con la prospettiva suggerita dalla Barret. Alcuni ricercatori, ad esempio, ritengono possibile che se l’uomo e gli altri esseri viventi, si fossero evoluti su un pianeta perennemente illuminato, privo dell’alternanza notte/giorno, non avrebbe forse nemmeno sviluppato l’esigenza di dormire e con essa la facoltà di sognare. Inoltre, a giudizio di molti, il sonno non sembra un attività così pratica: l’uomo, i gatti, i rettili, gli uccelli e perfino gli insetti, trascorrono tanta parte della loro vita in uno stato, il sonno, durante il quale non possono procacciarci cibo, ne accoppiarsi e quindi riprodursi; in cui rimangono vulnerabili agli attacchi dei predatori, mentre continuano comunque a consumare una quota significativa di energia. Infine, come mai su 8 ore passate a dormire, ne trascorriamo solo due nella terra dei sogni? E perché il sonno ha sede nel tronco encefalico, la parte più primitiva del cervello?

La psicoanalisi:

Il padre della psicanalisi, “Sigmud Freud”, suggerì che i sogni fossero una rappresentazione di desideri inconsci, pensieri e motivazioni. Secondo la sua visione della personalità, le persone sono guidate da istinti aggressivi e sessuali, normalmente repressi dalla consapevolezza cosciente. Freud pensò che questi istinti potessero trovare allora la loro via d’uscita nei sogni. Nel suo famoso libro “L’interpretazione dei sogni”, Freud scrisse che i sogni sono “adempimenti camuffati di desideri repressi”.

Nonostante la teoria di Freud abbia contribuito alla popolarità dell’interpretazione dei sogni, ricerche successive hanno dimostrato che è il contenuto manifesto del sogno a nascondere il vero significato psicologico. Tale modello, chiamato “teoria di attivazione di sintesi”, fu elaborato nel 1976 da “J. Allan Hobson” e “Robert McCarley”Secondo questi due studiosi, i circuiti nel cervello si attivano durante il sonno REM, permettendo alle aree del sistema limbico, coinvolto nelle emozioni, nelle sensazioni e nei ricordi, di diventare attive. Il cervello sintetizza questa attività interna e tenta di dare significato a questi segnali, creando di coseguenza i sogni, che quindi sarebbero un’interpretazione personale di segnali generati dal cervello durante il sonno.

Anche se questa teoria suggerisce che i sogni siano il risultato di segnali generati internamente, Hobson è anche convinto che i sogni non siano privi di significato, anzi: “… si tratta del nostro stato di coscienza più creativo. Alcuni sogni sembrano non avere senso, eppure spesso sono davvero utili a darci nuove informazioni. Sognare non è tempo sprecato” conclude il ricercatore.

Universi paralleli:

A fare un’incursione nella “questione onirica” è anche la fisica quantistica. Alcuni scienziati si stanno progressivamente convincendo che i nostri sogni siano delle finestre che si affacciano in universi paralleli, dove le cose avvengono in maniera molto diversa rispetto al nostro universo. Considerando la possibilità che gli universi paralleli esistenti siano infiniti, allora anche le possibilità dei sogni sono teoricamente infinite. Nei sogni abbiamo la capacità di migrare nel “multiverso”, sperimentando viaggi davvero incredibili.

Mentre il mondo gira, miliardi di persone e forse anche gli animali, fanno questi viaggi interdimensionali. Il confronto tra i modelli cerebrali relativi alla veglia e al sonno, indica che il cervello non funziona in modo simile nei due stati, eppure, in entrambi i casi, siamo consapevoli e presenti a noi stessi. In entrambi gli stati, stiamo ricevendo input sensoriali, anche se nel caso dei sogni, l’origine di questi dati in ingresso e degli organi coinvolti nella loro ricezione, rimane un mistero.

Possiamo forse supporre che i sogni si producano quando il nostro cervello (o forse la nostra mente) è in grado di sintonizzarsi su un differente stato quantico dell’Universo, cioè un universo parallelo. Quando ci troviamo a sognare una situazione talmente vivida da sembrare reale, stiamo forse “captando” la mente e i dati sensoriali del nostro “alter-ego” parallelo? Ed è forse anche possibile che un nostro alter-ego si sintonizzi sulla nostra mente per sognare la nostra vita?

Possibilità del genere aprono a domande ancora più profonde, come ad esempio, che cosa sia veramente la nostra coscienzaEssa è la più sfuggente ed eterea delle realtà, che ci appartengono. La fisica quantistica, con il progresso degli studi, tende sempre più a staccare la coscienza dai processi chimici e fisici del cervello, e a darle un’esistenza propria (che alcuni chiamano anima), dandole la dignità di “struttura fondamentale dell’universo”.

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