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La Cina ha appena annunciato la fine della supremazia statunitense nel Pacifico

Scott Ritter
theamericanconservative.com

La parata militare della scorsa settimana [a Pechino] ha mostrato al mondo una serie di armi rivoluzionarie che potrebbero neutralizzare la potenza navale americana.

Per decenni, gli Stati Uniti hanno dato per scontata la capacità missilistica balistica della Cina, valutandola come una forza di bassa capacità con un impatto regionale limitato e priva praticamente di valore strategico. Ma, il 1° ottobre, durante una imponente parata militare in occasione del 70° anniversario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese (RPC), Pechino ha annunciato agli Stati Uniti e al mondo, che questa valutazione non è più valida.

In un sol colpo, la Cina potrebbe aver annullato il deterrente nucleare strategico americano, la flotta del Pacifico degli Stati Uniti e la capacità di difesa missilistica degli Stati Uniti. Attraverso l’impressionante esposizione di nuovi sistemi d’arma, la Cina ha sottolineato un dato di fatto: che, mentre gli Stati Uniti hanno passato gli ultimi vent’anni sperperando trilioni di dollari nella lotta contro gli insorti [o meglio, i legittimi governi n.d.t.] del Medio Oriente, Pechino si è concentrata unicamente sull’annullamento della superiorità militare americana nel Pacifico. Se le capacità di queste nuove armi saranno pari alle aspettative, la Cina, su questo fronte, avrà vinto.

In Occidente, questo si chiama RMA, abbreviazione di “Rivoluzione negli Affari Militari.” Il termine era stato coniato per la prima volta dal maresciallo Nikolai Ogarkov, nei primi anni ’80. Ogarkov, che, all’epoca, era capo dello Stato Maggiore sovietico, aveva parlato di “sviluppi nei mezzi di distruzione non nucleari che potrebbero aumentare nettamente (almeno di un ordine di grandezza) il potenziale distruttivo delle armi convenzionali, avvicinandole, per così dire, alle armi di distruzione di massa in termini di efficacia.”

Il lavoro di Ogarkov aveva attirato l’attenzione di Andrew Marshall, che era a capo dell’Ufficio di Valutazione delle Reti [Office of Net Assessment] del Pentagono. Marshall aveva fatto sua la premessa di Ogarkov e l’aveva messa in pratica, integrando le nuove tecnologie con quei concetti operativi innovativi che avrebbero consentito alle forze armate statunitensi di prevalere su un esercito sovietico, numericamente superiore, sul campo di battaglia europeo. La validità dell’RMA di Marshall era stata dimostrate in pieno durante la Guerra del Golfo del 1991, quando gli Stati Uniti avevano guidato una coalizione che aveva rapidamente sconfitto Saddam Hussein.

Una delle nazioni che aveva attentamente valutato l’impatto della RMA americana nel Golfo Persico era stata la Cina. I teorici militari cinesi avevano studiato il modo in cui Marshall aveva adattato le teorie di Ogarkov ad una versione americana dell’RMA e avevano risposto con un adattamento cinese, sviluppando armi specificamente progettate per superare la superiorità americana in aree critiche.

Queste armi sono conosciute come “shashoujian” o “la mazza dell’assassino,” termine che deriva dal modo tradizionale cinese di descrivere un’arma di forza sorprendente. “Uno shashoujian,” osserva una pubblicazione militare cinese contemporanea, “è un’arma che ha un effetto enorme e terrificante sul nemico e che è in grado di infliggere danni gravissimi.” Ancora più importante, il moderno concetto cinese di shashoujian non prevede un’unica arma, ma piuttosto un sistema di armi che si integrano tra loro per produrre l’effetto desiderato.

Sconfiggere gli Stati Uniti in una guerra di terra non è mai stato un obiettivo dell’esercito cinese: la guerra di Corea è stata un’anomalia storica. L’obiettivo della Cina è stato invece quello di sviluppare armi shashoujian per salvaguardare la propria sicurezza nazionale e la propria integrità territoriale. Una cosa del genere non sarebbe stata possibile imitando semplicemente l’esempio dell’RMA americano; bisognava arrivare ad una superiorità militare unicamente cinese, che combinasse la tecnologia occidentale con la saggezza orientale. “Questo,” secondo i Cinesi, “è il nostro asso nella manica per vincere una guerra del 21° secolo.

Per la Cina, i tre punti principali di potenziale attrito militare con gli Stati Uniti sono Taiwan, la Corea del Sud/Giappone e il Mar Cinese Meridionale. Oltre alla Corea del Sud e al Giappone, dove gli Stati Uniti hanno già forze terrestri e aeree schierate, la principale minaccia per la Cina è rappresentata dalla potenza marittima proiettata dai gruppi tattici delle portaerei americane e dalle navi d’assalto anfibie. La risposta cinese è stata quella di sviluppare una gamma di capacità anti-access/area-denial (A2/AD) [1] progettate per colpire le forze navali americane prima che arrivino in qualunque tratto di mare potenzialmete conteso.

Tradizionalmente, la Marina degli Stati Uniti, per difendersi dalle minacce ostili in tempo di guerra, ha sempre fatto affidamento su una combinazione di navi da guerra di superficie armate con sofisticati sistemi di difesa aerea, sottomarini e il grosso contingente dei velivoli da combattimento imbarcati sulle portaerei. La risposta della Cina era arrivata sotto forma di un missile a medio raggio, il DF-21D, soprannominato “ammazza-portaerei.” Con un raggio compreso tra 1.450 e 1.550 chilometri, il DF-21D utilizza un vettore manovrabile con testata ad alto esplosivo in grado di centrare il bersaglio con un errore circolare di probabilità (CEP) di 10 metri, più che sufficiente a neutralizzare un obiettivo delle dimensioni di una portaerei.

Ad integrazione del DF-21D, la Cina aveva anche schierato il missile a raggio intermedio, il DF-26, soprannominato il “killer di Guam,” dal nome del territorio americano che ospita le principali installazioni militari statunitensi. Come il DF-21, il DF-26 ha una variante armata con testata convenzionale in funzione anti-nave. Entrambi i missili erano stati presentati nella parata militare del 2015 per la commemorazione della fondazione della RPC.

Gli Stati Uniti avevano risposto alla minaccia dei DF-21/DF-26 aggiornando i propri cacciatorpediniere e incrociatori anti-missili e dispiegando a Guam l’avanzato sistema missilistico terra-aria Terminal High Altitude Area Defense (THAAD). Un secondo sistema THAAD era stato anche installato in Corea del Sud. Dal punto di vista americano, questi aggiornamenti compensavano i progressi cinesi nella tecnologia dei missili balistici, ripristinando la capacità di proiezione di forza marittima, da sempre la spina dorsale della postura militare statunitense nel Pacifico.

Per quanto efficaci, il DF-21D e il DF-26 non erano però le armi shashoujiane immaginate dai pianificatori militari cinesi, avendo una potenzialità solo reciproca [a quella delle armi americane] e non essendo dotate di tecnologia rivoluzionaria. La presentazione dei veri shashoujian è stata riservata alla sfilata della scorsa settimana ed è arrivata sotto forma di missili DF-100 e DF-17.

Il DF-100 è un missile da crociera supersonico autotrasportato “caratterizzato da notevole autonomia, alta precisione e rapido tempo di risposta,” secondo la stampa cinese. La funzione del DF-100, quando combinato con l’uso dei DF-21/DF-26, è quella di sopraffare qualsiasi capacità di difesa missilistica degli Stati Uniti esistente, trasformando la Marina USA in un potenziale bersaglio. Per quanto impressionante possa essere il DF-100, è stato tuttavia messo in ombra dal DF-17, un missile da crociera a lungo raggio dotato di una testata manovrabile in grado di planare in modalità ipersonica ad una velocità oltre sette volte quella del suono, più veloce di qualsiasi missile con cui gli Stati Uniti potrebbero cercare di intercettarlo. Nulla, nell’attuale arsenale statunitense, può fermare il DF-17, non le navi anti-missili potenziate, il THAAD o persino gli intercettori terrestri (GBI) attualmente schierati in Alaska.

In breve, in caso di scontro navale tra Cina e Stati Uniti, la probabilità che la flotta americana venga spedita sul fondo dell’Oceano Pacifico è molto alta.

La potenziale perdita della flotta del Pacifico non può essere presa alla leggera: potrebbe essere il detonatore per una risposta con armi atomiche. La minaccia di un attacco nucleare americano è sempre stata l’asso nella manica per gli Stati Uniti nei confronti della Cina, data la scarsa capacità nucleare strategica della nazione asiatica.

Fin dagli anni ’80, la Cina ha posseduto, come deterrente strategico, un piccolo numero di obsoleti missili balistici intercontinentali a combustibile liquido. Questi missili hanno un tempo di risposta lento e potrebbero essere facilmente distrutti da un qualsiasi attacco preventivo concertato. La Cina aveva cercato di potenziare la sua forza ICBM alla fine degli anni ’90, con un nuovo missile autotrasportato a combustibile solido, il DF-31. Nel corso dei successivi vent’anni, la Cina ha aggiornato il DF-31, migliorandone l’accuratezza e la mobilità, aumentando il numero di testate trasportate da una a tre. Ma anche con il migliorato DF-31, la Cina era rimasta in netto svantaggio rispetto agli Stati Uniti per quanto riguarda la capacità nucleare strategica.

Anche se è probabile che alcuni missili DF-31 riescano ad essere lanciati e le loro testate raggiungano i loro obiettivi negli Stati Uniti, il DF-31 non è un sistema in grado di “uccidere una nazione.” In breve, un qualsiasi scambio nucleare strategico tra Cina e Stati Uniti finirebbe con l’America [più o meno] intatta e la Cina annientata. Pertanto, una qualsiasi escalation di forza militare da parte della Cina, in grado potenzialmente di scatenare una guerra nucleare totale, sarebbe stata un suicidio, annullando praticamente tutti i vantaggi ottenuti dalla Cina con lo schieramento dei missili DF-100 e DF-17.

A questo punto, fa il suo ingresso il DF-41, l’arma shashoujian per eccellenza della Cina. Un ICBM a tre stadi, autotrasportato, con 6-10 testate multiple indipendenti (MIRV); il DF-41 fornisce alla Cina un deterrente nucleare in grado di sopravvivere ad un primo attacco nucleare americano e capace di assestare un colpo mortale di rappresaglia agli Stati Uniti. Il DF-41 è un punto di svolta strategico, che consente alla Cina l’utilizzo della politica di deterrenza nucleare per distruzione reciproca assicurata (MAD), che in precedenza era unicamente una prerogativa di Stati Uniti e Russia.

In tal modo, la Cina ha ottenuto un vantaggio strategico sugli Stati Uniti nella gara per la proiezione di forza nel Pacifico. Possedendo una capacità A2/AD praticamente inarrestabile, Pechino è ben posizionata per respingere in modo aggressivo la proiezione di forza degli Stati Uniti nel Mar Cinese Meridionale e nello Stretto di Formosa.

La maggior parte di coloro che hanno assistito alla parata militare cinese del 1° ottobre ha visto quelli che sembravano essere solo alcuni missili interessanti. Per l’osservatore bene informato, stavano in realtà assistendo alla fine di un’era. Fino a quel momento, gli Stati Uniti avevano potuto contare sulla loro deterrenza nucleare strategica come freno a qualsiasi importante reazione cinese alle aggressive manovre militari americane nel Pacifico. Grazie al DF-41, questa possibilità non esiste più. Ora gli Stati Uniti saranno costretti a calcolare quanti rischi saranno disposti a correre quando si tratterà di difendere la loro “sacrosanta libertà di navigazione.”

Mentre l’impegno degli Stati Uniti nei confronti dell’indipendenza di Taiwan rimane inalterato, la loro volontà di scendere in guerra con la Cina per il Mar Cinese Meridionale potrebbe non essere così salda. La linea di fondo è che la Cina, con un budget per la difesa di circa 250 miliardi di dollari, ha combinato con successo “la tecnologia occidentale con la saggezza orientale,” un binomio a cui gli Stati Uniti non sanno dare risposta.

Scott Ritter

[1] Ideato da alcuni analisti del Pentagono all’inizio degli anni Duemila, il concetto di anti-access e area-denial (A2/AD) fa riferimento all’idea di utilizzare una serie di strati difensivi di vario genere per proteggere la dimensione terrestre, aerea e marittima, in modo da precludere l’avanzamento delle truppe nemiche. N.D.T.

Fonte: theamericanconservative.com
Link: https://www.theamericanconservative.com/articles/did-china-just-announce-the-end-of-u-s-primacy-in-the-pacific/
08.10.2019
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

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